Cap. 7 Le unità pastorali nella pastorale d'insieme
155. La pastorale d'insieme e le unità pastorali § 1. La pastorale d'insieme è esigenza connaturata con la Chiesa, quale realtà di comunione, e a tutta la sua missione e azione evangelizzatrice (cf cost. 116). Tale caratteristica dell'azione pastorale, più volte richiamata nel cammino della Chiesa ambrosiana, si presenta come particolarmente necessaria e urgente tra parrocchie vicine e nel medesimo decanato. Essa, infatti, permette di realizzare un'azione pastorale più coordinata e unitaria nello stesso territorio. Nel contempo, presuppone e valorizza la presenza attiva, responsabile e convergente dei diversi ministeri.
§ 2. Una modalità attuale per realizzare la pastorale d'insieme tra più parrocchie è la cosiddetta unità pastorale, nelle sue diverse tipologie. Pur consapevole che la riflessione e le stesse realizzazioni sono in questo campo ancora molto iniziali, la Chiesa ambrosiana, anche alla luce di considerazioni in essa già proposte[1], intende impegnarsi su questa linea, tenendo come riferimento le indicazioni seguenti.
156. Definizione e tipologia delle unità pastorali § 1. Si può definire unità pastorale una forma di collaborazione pastorale organica tra parrocchie vicine, promossa, configurata e riconosciuta istituzionalmente. Tale collaborazione stabilmente determinata è espressione singolarmente significativa di pastorale d'insieme e risponde contemporaneamente a diverse esigenze: la convenienza di un'azione pastorale più efficace e omogenea per lo stesso territorio non sufficientemente garantita dall'impegno autonomo e isolato di più parrocchie; la possibilità di valorizzare adeguatamente i diversi carismi presenti nella Chiesa ambrosiana con una maggiore loro responsabilizzazione a livello pastorale; la necessità di far fronte alla carenza di presbiteri e l'opportunità di non lasciare alcuni settori della pastorale (ad esempio quello giovanile) privi di un significativo riferimento a un presbitero appositamente incaricato. L'attuazione di una unità pastorale, quindi, non vuole privare della necessaria e specifica cura pastorale nessuna comunità parrocchiale o ecclesiale esistente, ma vuole fare in modo che ciò sia possibile in un contesto di comunione e di coordinamento dell'azione pastorale.
§ 2. Le tipologie delle unità pastorali sono molto diversificate. Tra queste, le principali sembrano essere:
la cura pastorale di più parrocchie affidate in solido a più sacerdoti, ai sensi del can. 517, § 1[2];
la cura pastorale di due, o più, parrocchie con scarso numero di fedeli, affidata a un solo parroco anche con la collaborazione diretta, ad esempio, di un diacono, di una singola persona consacrata o di una comunità di consacrati, di un singolo laico o di un gruppo di laici con una presenza articolata sul territorio;
la collaborazione tra più parrocchie dello stesso comune o della stessa città, diversa da Milano, nella forma della "unità cittadina";
l'esercizio di un'attività pastorale (ad esempio pastorale giovanile e oratoriana, pastorale familiare) in più parrocchie vicine da parte di un unico presbitero;
il coordinamento di una o più attività pastorali in più parrocchie vicine da parte di un presbitero, preferibilmente uno dei parroci.
§ 3. Queste e altre tipologie differenti richiedono una collaborazione nell’azione pastorale tra presbiteri, diaconi, consacrati e laici, che esige l'assunzione di una nuova mentalità.
157. Vantaggi e difficoltà dell'esperienza delle unità pastorali
§ 1. L'attuazione delle unità pastorali comporta indubbi vantaggi: favorisce la comunione e lo scambio di conoscenze e di aiuto fra le varie parrocchie; valorizza i laici sollecitandoli ad assumere maggiori responsabilità nella loro parrocchia; pone le condizioni per una ancor più incisiva presenza delle espressioni della vita consacrata, in particolare di quella femminile, che si dedicano a tempo pieno alla pastorale parrocchiale in conformità al proprio carisma.
§ 2. Nella realizzazione delle unità pastorali occorre tener conto delle eventuali resistenze da parte delle comunità interessate. Esse devono essere aiutate a capire che la cura pastorale a loro favore non viene ridotta, ma organizzata in modo diverso e più efficace, aprendo nuovi spazi alla corresponsabilità dei fedeli.
§ 3. L'attuazione delle unità pastorali richiede ai presbiteri un non sempre facile adeguamento del loro ministero, sia a proposito delle scelte da privilegiare, sia in relazione a una più ampia e fattiva collaborazione con laici e consacrati. Ciò può comportare anche situazioni di fatica e di disorientamento, che vanno superate in una paziente realizzazione degli scopi pastorali prefissati, con attenzione ai ritmi e alle esigenze delle concrete persone coinvolte.
158. Fasi della realizzazione delle unità pastorali § 1. Nell'ambito di un decanato, prima di giungere alla costituzione di unità pastorali, per acquisire una adeguata conoscenza della situazione ed elaborare le soluzioni più idonee al bene dei fedeli, è necessario interpellare il decano con il presbiterio e il consiglio pastorale di decanato e, in particolare, i presbiteri, i consigli pastorali e le comunità di vita consacrata delle parrocchie interessate. Occorre inoltre acquisire il parere tecnico dei competenti uffici di curia.
§ 2. Una volta deciso di procedere alla costituzione di una unità pastorale, si presenterà alle comunità interessate il significato e l'opportunità di tale scelta, al fine di favorire una sua realizzazione consapevole e serena, pur in presenza delle inevitabili difficoltà. Nella fase di realizzazione è, comunque, prioritario l'impegno di rendere sempre più responsabili i consigli pastorali parrocchiali e le realtà ecclesiali coinvolte.
§ 3. La costituzione definitiva di una unità pastorale può anche essere opportunamente preceduta da un periodo di sperimentazione. Sarà in ogni caso necessario prevedere una verifica dei provvedimenti adottati.
§ 4. Spetta al vicario episcopale di zona la responsabilità di dare attuazione alle diverse fasi del procedimento richiesto per la realizzazione delle unità pastorali. E' compito del vicario episcopale, in particolare, precisare ulteriormente, rispetto al provvedimento arcivescovile, le linee pastorali e le condizioni concrete richieste per la buona riuscita del progetto (anche, ad esempio, attraverso la stipula di appositi accordi tra parrocchie interessate, sempre previo parere tecnico degli uffici di curia).
159. Le unità cittadine § 1. L'unità cittadina è una forma di unità pastorale che riguarda la collaborazione tra più parrocchie di uno stesso comune di una certa consistenza, o di una stessa città diversa da Milano. La necessità o, almeno, l'opportunità di costituire una unità cittadina, si giustifica sul presupposto che il comune o la città si configuri effettivamente come una realtà omogenea e interconnessa a livello sociale, culturale, economico, oltre che civile, e che, pertanto, esige una cura pastorale altrettanto omogenea e coordinata.
§ 2. I punti di convergenza e di azione comune tra le diverse parrocchie interessate, sono indicativamente i seguenti: i criteri e le iniziative per un’efficace evangelizzazione, i tempi e i modi della pastorale dei sacramenti, gli orari delle celebrazioni, il progetto di pastorale giovanile, la formazione degli operatori, gli itinerari per i fidanzati, le iniziative di volontariato, il rapporto con la società civile[3].
§ 3. Particolare responsabilità nella progettazione e nell'attuazione dell'azione pastorale comune, spetta al parroco della parrocchia centrale (o a un altro parroco designato come coordinatore). Devono, però, essere coinvolti in tutte le fasi della vita dell'unità cittadina, oltre i parroci e i presbiteri delle parrocchie interessate, anche i consigli pastorali, le comunità di vita consacrata e le altre realtà ecclesiali presenti e attive nei settori che sono oggetto del coordinamento pastorale.
160. Unità pastorali e singole parrocchie § 1. L'esperienza della comunione e del coordinamento pastorale, realizzato nell'ambito di un'unità pastorale, potrà anche portare a considerare più opportuna, a un certo punto, la decisione di accorpare in un'unica parrocchia più comunità parrocchiali, superando così la stessa configurazione dell'unità pastorale (cf cost. 140, § 3).
§ 2. In ogni caso, sia che siano coinvolte in un'esperienza di unità pastorale o che siano invece soggetti del tutto autonomi, dovrà essere garantita l'identità parrocchiale a quelle comunità che presentano le condizioni necessarie e sufficienti a tal fine, quali: un numero di fedeli tale da garantire una sia pur minima vita comunitaria, la possibilità di esistenza di un consiglio pastorale parrocchiale, una precisa identità territoriale, la dotazione di sufficienti strutture, la possibilità di dare vita almeno a quelle figure ministeriali necessarie per la vita della comunità (ad esempio catechisti, educatori, lettori).
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[1] Cf C M. Martini, Le unità pastorali. [2] «Quando le circostanze lo richiedono, la cura pastorale di una parrocchia, o di più parrocchie contemporaneamente, può essere affidata in solido a più sacerdoti, a condizione tuttavia che uno di essi ne sia il moderatore nell'esercizio della cura pastorale, tale cioè che diriga l'attività comune e di essa risponda davanti al Vescovo». [3] Cf C. M. Martini, Lettera ai vicari episcopali di zona sulla "conduzione pastorale unitaria nelle città diverse da Milano aventi più parrocchie".
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